Dal Settecento, il capitalismo diventa prassi grazie alle teorizzazioni dell’economista scozzese Adam Smith. Per non farla troppo lunga e difficile, e per non soffermarsi in una discussione infinita, siccome questo è solo un preambolo, lo scozzese che si aggirava per l’Europa teorizzò che l’operaio doveva lavorare di più ad un prezzo minore, per il bene del capitale. Capitale, che poi si sarebbe investito per altre imprese. Questo lavoro in più non retribuito (definito pluslavoro, e quindi plusvalore per il capitale), per Smith è necessario all’incremento industriale mentre per Marx, filosofo tedesco, è sfruttamento.
Questa breve introduzione, in maniera poco accademica, mi servirà per sottolineare che l’attuale capitalismo è il più becero possibile. Non voglio discutere per astratto ma prendere in esempio una situazione “madeinItaly”. Come dicevo nel cappello, per Smith il lavoro in più a un minor prezzo deve comunque creare lavoro ed occupazione. Ma nel nostro bel Paese non è così. Il pluslavoro è utilizzato semplicemente per far arricchire l’imprenditore di turno.

